Il Lato Giusto

Coronavirus: i nostri connazionali dimenticati in Svezia

Nella civilissima e moderna Svezia sembrerebbe che il Coronavirus non esista. O meglio che sia solo un problema altrui. Di tutto il resto d’Europa e del mondo. Forse pensano, i cari amici svedesi, di essere immuni a qualsiasi contagio. Che questa pandemia non procurerà loro alcun problema, sia esso sanitario, economico, gestionale.

Mi ha contattata la scorsa settimana una nostra connazionale, Simona R. che mi dice essere in Svezia, nell’area di Stoccolma, con il marito, da circa 4 mesi. Ben prima, dunque, che scoppiasse la bomba e che il mondo si trovasse ad affrontare questa “guerra”. La coppia, amante dei viaggi, è dunque partita dall’Italia in tempi non sospetti, pensando di poter godere appieno di una vacanza come tutte le altre.

Peccato che le cose non siano andate come avevano sperato. “Ormai sono più di 2 settimane che, oltre a noi 2, ben 280 connazionali hanno scritto e contattato l’ l’Ambasciata italiana in Svezia per poter rientrare in Italia, ma ad oggi non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta”, mi dice Simona. “Il motivo di tutta questa fretta è lo sgomento nel vedere come, il paese di Greta Thumberg, grande attivista nota in tutto il mondo per le sue campagne ambientaliste, ignori completamente la gravità  di questo virus”, prosegue sconfortata Simona R. Che prosegue spiegandomi che, purtroppo, tra le cancellazioni dei voli e la chiusura delle frontiere, non è più stato possibile rientrare in Italia.

“Il nostro problema è che, vista la superficialità con la quale il governo svedese sta gestendo la situazione (oltre al fatto che non ne parlano e, quasi, nascondono la testa sotto la sabbia), noi che siamo confinati qui ora abbiamo davvero paura di essere contagiati. Ma potremmo già esserlo senza saperlo perché qui la diagnosi si fa per telefono e i tamponi non vengono fatti”, prosegue Simona R.

“E’ successo ad una ragazza con gravi problemi di salute che è stata molto male e non sa neanche se ha contratto il virus”. 

“Peggio ancora, tra i consigli che vengono dati dal governo svedese, si evince soltanto che se in famiglia qualcuno è raffreddato può stare a casa, ma gli altri componenti della famiglia hanno facoltà di andare al lavoro o a scuola e continuare a fare tutto con regolarità. Come se niente fosse”.

Questa la situazione di un autobus svedese questa mattina. Una situazione esplosiva.

Le chiedo, a questo punto, se nel frattempo hanno contattato la Farnesina, oltre ad aver parlato con l’Ambasciata italiana in Svezia. Simona mi risponde così…

“Abbiamo parlato più volte con la Farnesina, e settimana scorsa ci aveva fatto avere delle possibili soluzioni per il nostro rientro con voli non diretti per l’Italia, visto che tutte le altre opzioni sono state cancellate. Soluzioni che non abbiamo potuto mettere in pratica semplicemente perché facendo scalo in alcune capitali europee proposte, e trovandoci di fronte a frontiere chiuse e treni non utilizzabili, saremmo rimasti poi bloccati nelle varie destinazioni ipotizzate”.

Quello di Simona è un grido di aiuto. Uno dei tanti che hanno riempito TV, radio, web, social network. Peccato che il loro sia rimasto inascoltato.

Siamo isolati, lasciati a noi stessi. Per la Svezia, questa è una banale influenza come tutte le altre. Chi può, rimane confinato e, nel momento in cui esce, usa guanti e mascherina, ma veniamo scherniti ed esortati a non indossarli perché creiamo il panico tra la gente  e riceviamo insulti“, continua Simona R.

Mi viene spontaneo chiederle se hanno fatto altri tentativi, magari con i nostri politici in Italia. Simona dice di sì, spiegandomi che “Abbiamo anche sentito la senatrice Elena Botto che si sta prodigando al fine di presentare la nostra richiesta di rimpatrio. Ma le trattative con un uno Stato che nega il problema e che, soprattutto, non fa trapelare la reale situazione qui è estremamente difficile. Stiamo contattando media, politici, istituzioni, sia disperati. Facciamo di tutto per farci sentire, ma se per gli altri italiani è stato possibile  rientrare da tutto il mondo, noi invece siamo ancora qui, abbandonati, in balia di uno Stato che ignora il problema. Spero  che qualcuno capisca la gravità  della cosa e ci permetta, finalmente, di rientrare a casa”.

Dove sono le Istituzioni? Dov’è il Governo italiano? Dov’è la Farnesina? Chi si rimboccherà le maniche e consentirà a questi italiani (forse di serie B? Mi auspico di NO!) di rientrare a casa? Visto e considerato che dovrebbe essere un diritto di tutti?

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