Focus sui bimbi, noi donne e mamme

Ossiuri: cosa sono e come si combattono

1 bambino su 4, in età pre-scolare e scolare, viene colpito da ossiuriasi. Vi presento qui alcune indicazioni utili su come riconoscere questi fastidiosi parassiti intestinali e le 10 regole per prevenire il contagio.

Sono 500 milioni le persone nel mondo chiamate a fare i conti con l’Ossiuriasi, infezione parassitaria intestinale che colpisce prevalentemente i bambini in età scolare e pre-scolare. Si stima, infatti, che 1 bambino su 4 contragga l’Enterobius vermicularis, parassita responsabile dei fastidiosi sintomi di questa infezione. L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) ci aiuta a capire come riconoscerla, prevenirla e curarla.

Quali sono i sintomi?

Prurito intenso, avvertito nella zona perianale soprattutto durante le ore notturne, è il sintomo principale che deve destare sospetto. Ad accompagnarlo, spesso, anche manifestazioni come dolore addominale, diarrea e irrequietezza. Nei casi più acuti, inoltre, possono comparire anemie, deficit di vitamina B12 e disturbi a livello uro-genitale.

“I parassiti intestinali colpiscono soprattutto i bambini che, a volte a casa o più spesso all’asilo o a scuola, trascurano le regole basi dell’igiene come lavarsi le mani prima di mangiare e dopo essere andati in bagno – ha commentato la Professoressa Susanna Esposito, Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma e Presidente WAidid .  Ma oltre alla carenza di igiene, gli altri fattori di rischio da non sottovalutare sono i cibi poco cotti o crudi, in particolar modo le carni, oppure quelli non lavati in modo adeguato come spesso accade con frutta e verdura. L’elevata contagiosità degli ossiuri, poi, compromette anche la salute dei genitori. Per questo, seguire alcuni precisi accorgimenti si rivela fondamentale per la prevenzione di questa infezione e per evitare il contagio una volta che un soggetto all’interno della famiglia, o comunque di un gruppo, sia stato infestato”.

Come riconoscerla?

Se si ha il sospetto di ossiuriasi, è bene ispezionare la zona anale e perianale appena svegli: nelle prime ore del mattino, infatti, è possibile rilevare la presenza di piccoli filamenti bianchi in movimento (ossiuri femmine) che durante la notte, quando il nostro organismo è a riposo, depongono le uova. Sono proprio i movimenti compiuti dalle femmine degli ossiuri a causare il prurito. Le larve nate dalla schiusa possono risalire fino al colon oppure, a seguito dello sfregamento dovuto dal prurito, passare alle mani e alla bocca. Il contagio, dunque, avviene per via oro-fecale. Nelle bambine, le larve di ossiuri possono inoltre raggiungere le parti intime provocando vaginiti.

Ai fini della diagnosi è inoltre utile osservare accuratamente anche le feci e la biancheria intima, in cui è possibile accertare la presenza di ossiuri. A confermare l’infezione, poi, è lo scotch test, un’indagine che si esegue applicando nastro adesivo sulla zona anale così da poter raccogliere, nell’eventualità, le uova incriminate, da depositare su un vetrino ed esaminare successivamente al microscopio. I campioni, almeno tre, devono essere raccolti al risveglio.

Come combatterla?

Una volta diagnosticata, l’infezione da ossiuri va curata attraverso la somministrazione di farmaci che sono in grado di eliminare i parassiti nella loro forma vitale, ma non le uova. Per questo motivo, è necessario somministrare due dosi, la prima delle quali al momento della diagnosi mentre la seconda dopo due settimane per poter eliminare le uova. Nonostante il trattamento, l’infezione da ossiuri può ripresentarsi, soprattutto se la seconda dose viene assunta in ritardo o se l’infezione è stata contratta da più persone all’interno di uno stesso gruppo. La condivisione di asciugamani, biancheria da letto, sanitari, ma anche dei giocattoli tra i più piccoli, aumenta in modo esponenziale il rischio di contagio.

Come prevenirla?

WAidid ci indica alcune semplici regole per prevenire l’infezione e il contagio:

1.      lavare accuratamente le mani prima di maneggiare il cibo

2.      evitare di consumare carni poco cotte o pesce crudo

3.      lavare accuratamente frutta e verdura prima del loro consumo

4.      non lasciare cibi fuori dal frigo per più di due ore

5.      lavare biancheria intima, lenzuola e asciugamani ad alte temperature (almeno a 60°) e separatamente da altri indumenti

6.      igienizzare sanitari, banchi e tavoli da cucina

7.      far sì che il bambino non avvicini i giocattoli alla propria bocca

8.      far sì che compagni di asilo/scuola non utilizzino i giochi del proprio bambino nel periodo di infezione

9.      far indossare al bambino mutandine in cotone durante tutto il periodo così da alleviare il prurito

10.  applicare localmente una pomata che possa alleviare il prurito

Beauty Tips, Il Lato Gradevole, noi donne e mamme

Macchie solari? Ecco come cancellarle!

Dalla cosmesi alla medicina estetica, tutti i trattamenti da fare a casa o seguite da un esperto per eliminarle velocemente

 È  arrivato il momento di prendersi cura della pelle dopo l’estate eliminando le macchie solari, il ricordo estivo che molte di noi vorrebbe cancellare al più presto.

Le macchie solari sono imperfezioni cutanee che si presentano come discromie dell’epidermide che, quindi, appare in alcuni punti più scura. Sono causate dal foto-invecchiamento della pelle che può essere accelerato e peggiorato da una costante e prolungata esposizione solare e, spesso, non basta l’uso della protezione solare per prevenire la loro comparsa.

Quali sono, quindi, i rimedi per combattere questo inestetismo così diffuso?

COSMESI FAI DA TE

Lightness Mask

LIGHTNESS MASK
Lightness Mask di IO’ Skincare Biotech Formula è la maschera effetto schiarente e lenitivo perfetta per agire sulle macchie solari in modo semplice ed efficace.

L’effetto è immediato, lenitivo, calmante e vaso protettore grazie a Mirtillo, Edera, Ippocastano e all’acido 18 ß Glicirretico. La presenza dell’Emblica nella formula favorisce un’azione schiarente cutanea e minimizza le ipercromie andando ad agire sulle macchie cutanee. Il suo utilizzo è davvero semplice, basta applicarla per 15 minuti sulle zone interessate e risciacquare. Prezzo? 59 €

4PLUS Novaclinical

MEDICINA ESTETICA 4.0 PER LE BEAUTY-TECHNOLOGY ADDICTED

4PLUS di Novaclinical è il trattamento ideale per ridurre le macchie solari e ridare tono alla pelle di viso e corpo dopo l’esposizione solare. 4PLUS risveglia dall’interno la bellezza: la radiofrequenza quadripolare dinamica riscalda dolcemente i diversi strati cutanei, accelera il fisiologico rinnovamento cellulare, stimola la produzione di nuovo collagene, ripristina l’elasticità e la compattezza dei tessuti, riducendo discromie cutanee e iperpigmentazione. 
Grazie alla Radiofrequenza Quadripolare Dinamica di proprietà di Novavision Group, che garantisce dinamicità nell’emissione dell’energia, 4PLUS riesce a svolgere un’azione mirata sul layer tissutale d’interesse, andando ad agire seconda della localizzazione del pigmento. 
Il manipolo frazionato 4RFH™ trattiene l’energia solo sugli strati superficiali della cute per agevolare il processo di resurfacing, regolarizzando la produzione di melanina e uniformandone il colore.
Il trattamento è estremamente sicuro e ogni seduta a seconda del trattamento, dura dai 20 ai 40 minuti ed è piacevole come un massaggio. Prezzo? A partire da 130 €.

DALL’ESTETISTA DI FIDUCIA: RIGENERARE LA PELLE CON L’OSSIGENO

OXYS™ è il trattamento estetico di Novaestetyc che sfrutta l’ossigeno per rigenerare la pelle, perfetto per ridurre le discromie cutanee. OXYS™ è l’apparecchiatura in grado di aumentare il livello di ossigenazione nell’epidermide che aiuta la produzione di elastina e collagene. Un sistema capace di fornire ossigeno ad alta concentrazione, 96%, per applicazioni dirette sulla cute che permette l’assorbimento dei principi attivi contenuti nei cosmetici e aiuta a rigenerare la pelle riducendo le discromie e macchie cutanee causate dall’esposizione solare. 
Deve il suo grande successo alla complementarietà e alla sinergia tra l’applicazione dell’ossigeno e alcuni principi attivi specifici, creati per combattere gli inestetismi della pelle del viso. Prezzo? A partire da 70 €.

E infine… un must-have per proteggere l’abbronzatura, esfoliando delicatamente la pelle.

SMOOTHING CREAM 
L’esfoliante non fotosensibilizzante della linea IO’SKINCARE Biotech Formula è l’alleato perfetto per preparare la pelle al cambio di stagione dopo l’esposizione solare. Smoothing Cream è l’esfoliante in crema specifico per la pulizia profonda dell’epidermide non fotosensibilizzante, che sfrutta le proprietà leviganti della sinergia fra Acido Salicilico, Acido Lattico e Acido Lactobionico, mentre il Burro di Karitè e quello di Mandorle svolgono un’importante azione emolliente. Smoothing Cream è adatta per illuminare la pelle di viso e corpo, per prepararla a successivi trattamenti professionali eliminando le cellule morte dopo l’esposizione al sole. Prezzo? 49 €.

idee regalo, Il Lato Giocoso, Il Lato Gradevole, noi donne e mamme

Consigli su come idratare la pelle, anche in vista dell’estate

Evitare la disidratazione cutanea è possibile, grazie a semplici consigli.

Una pelle sana, bella e compatta deve essere idratata in profondità. In assenza di una idratazione adeguata, infatti, la cute appare ruvida, secca, meno elastica.

Ecco perché imparare a idratare e dissetare la pelle in modo corretto è molto importante.

Innanzitutto una corretta idratazione è data da un’adeguata assunzione di acqua e tisane durante la giornata, almeno due litri al giorno, insieme all’assunzione di cibi ricchi di minerali e vitamine quali frutta e verdura.

Un valido e fondamentale aiuto alla pelle arriva dai prodotti di skincare dalle caratteristiche idratanti. Un’intensa idratazione a lunga durata, infatti, contribuisce a rafforzare e sostenere la barriera cutanea cosicché la pelle riesca a difendersi meglio dalle aggressioni esterne e ad apparire piena e luminosa. Tra i tanti prodotti in commercio, oggi vi parlo di Dr.Jart+.

Dr.Jart+, il marchio derma-cosmetico coreano di fama mondiale, mette a disposizione il suo impareggiabile know-how per regalare alla pelle la massima idratazione, di giorno, di notte o con trattamenti SOS.

Ceramidin Facial Mask (una maschera 5,90€)

La sua linea idratante per eccellenza è Ceramidin: per un’estate a prova di disidratazione, quando rientri da una giornata di sole e vento, applica la maschera idratante e rimpolpante SOS monouso

Ceramidin Facial Mask contiene ceramidi altamente concentrati e 5 tipi di acido ialuronico che ammorbidiscono e idratano la pelle secca e disidratata.

Il foglio di questa maschera idratante composto di microfibre dense aderisce perfettamente alla pelle facendo penetrare in profondità gli ingredienti idratanti per rimpolparla intensamente.

Dopo aver utilizzato Ceramidin Liquid, applicare la maschera e lasciarla in posa per circa 15-20 minuti. Quindi toglierla e continuare con Ceramidin Cream o Ceramidin Serum.

Dermask Water Jet Vital Hydra Solution (una maschera 5,95€)

La maschera a base di fibra di cellulosa intensamente idratante che migliora e protegge l’idratazione interna della pelle. 

Questa maschera leggera e trasparente consente il totale assorbimento degli ingredienti nutrienti e idratanti per una terapia idratante estrema.

Idrata immediatamente la pelle secca e disidratata mentre lo xilitolo – un ingrediente idratante brevettato – migliora la capacità di trattenere l’umidità nei tessuti cutanei e rafforza la sua funzione di barriera.

L’acido ialuronico a bassissimo peso molecolare attiva l’idratazione cutanea e un estratto a base di alghe contenente algeinicacidi idrata ed elimina le impurità.

Dermask Water Jet Vital Hydra (75 ml – 23,90€)

Una maschera facile da applicare la sera prima di coricarsi che garantisce un’idratazione costante per tutta la notte.

La sua texture, delicata e per nulla grassa, si assorbe rapidamente e alla perfezione lasciando la pelle idratata in profondità al risveglio.

L’acido ialuronico e gli estratti di alghe rinforzano la barriera cutanea e garantiscono un’idratazione costante per tutta la notte.

E’ la maschera notte ultra idratante ideale per pelli molto secche.

Maschera in caucciù Shake & Shot Idratante (50 gr – 8,90€)

Shake & Shot Idratante è la maschera in caucciù che si adatta perfettamente ad ogni viso ed è composta da due elementi distinti: due booster e un contenitore che ricorda i bicchieri per i milk shake degli anni ‘50.

Qui la maschera la fai tu! Sarà sufficiente versare i booster nel contenitore e shakerare per attivare la formula in gel della maschera.

Applicare, quindi, uno strato omogeneo, evitando contorno occhi e labbra, e lasciar agire fino a che la sua formula a base di caucciù non si sarà asciugata,

trasformandosi in un film peel-off veloce e facile da rimuovere. Molto più piacevole e semplice da usare di una normale maschera peel-off,

questo prodotto nutre, idrata e, mentre la indossi, ti offre una meravigliosa sensazione di freschezza e un delicato effetto peeling.

Rubber Mask Hydration Lover (una maschera 5,95€)

Maschera modellante idratante freschezza istantanea che impedisce l’evaporazione degli attivi rassodanti.
Tutti i vantaggi di una maschera modellante in 2 semplici fasi.

1^ fase: un’ampollina di siero idratante rassoda la pelle e ne migliora l’elasticità, mentre la maschera modellante rosa della 2^ fase impedisce ai principi attivi di evaporare e lenisce la pelle.
Ideale per le pelli rilassate che necessitano di un trattamento rassodante e super idratante.
Applicare il siero, posizionare la maschera modellante sul viso e lasciare agire per 30-40 minuti. Rimuovere la maschera e picchiettare fino a completo assorbimento del siero residuo.

Come avrete visto, i prodotti hanno prezzi più che competitivi e la qualità è davvero eccellente. Ah, dimenticavo, si possono acquistare da Sephora, anche online. Ulteriori info qui.

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In cerca di un figlio che non arriva? Ci pensa Vogliounfiglio.it

Vogliounfiglio.it è il nuovo sito web di Merck dedicato alle coppie alla ricerca di un figlio che non arriva

·         L’infertilità è un problema che riguarda il 15-20% delle coppie

·         Merck conferma il proprio impegno nel promuovere una corretta informazione sui temi della fertilità

Fornire le informazioni giuste al momento giusto.  Questo l’impegno di Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, nei confronti delle coppie che desiderano avere un figlio e incontrano difficoltà a concepire.

L’infertilità è un problema molto diffuso e in continuo aumento.  Uno studio internazionale del  2007 (Boivin J et al. International) parla di un problema che colpisce il 9% della popolazione mondiale. Dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità stimano che il 15-20% delle coppie in età fertile sia affetto da infertilità (Registro PMA, http://old.iss.it/rpma/index.php?lang=1&id=183&tipo=17)

È per questo che l’azienda lancia il sito Vogliounfiglio.it, con l’obiettivo di aiutare le persone in cerca di informazioni sulla fertilità e sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). All’interno del sito web, è possibile trovare indicazioni e suggerimenti per orientarsi al meglio e capire quando è necessario rivolgersi a uno specialista.

Vogliounfiglio.it intende accompagnare le coppie nel percorso alla ricerca di un figlio, dalle prime difficoltà incontrate alla consapevolezza di un problema di infertilità, con sezioni informative specifiche.

Tra le informazioni contenute nel sito:

  • il funzionamento dei sistemi riproduttivi maschile e femminile
  • i tempi oltre i quali è consigliabile rivolgersi allo specialista
  • cosa comporta accedere a un percorso di PMA
  • quali tipi di esami è necessario sostenere
  • le tecniche disponibili
  • i centri italiani specializzati nella cura dell’infertilità

Particolare attenzione è dedicata all’età della donna, uno dei fattori più importanti per la fertilità: all’interno del sito, infatti, si approfondisce cosa succede alla fertilità femminile con il passare degli anni.

Sempre su vogliounfiglio.it si forniscono consigli pratici su aspetti quali l’interruzione dei metodi contraccettivi e i rapporti mirati per iniziare a cercare una gravidanza.

Il sito si sviluppa attraverso un percorso verticale, intuitivo e interattivo, fatto di “step” successivi che permettono all’utente di accedere con facilità alle informazioni. I testi utilizzano un linguaggio semplice e facilmente comprensibile, per dare la possibilità di acquisire la conoscenza di base necessaria a prendere decisioni consapevoli in tema di Procreazione Medicalmente Assistita.

“Per una coppia, la presa di coscienza di un problema come l’infertilità – sottolinea Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia – può non essere facile. Tale consapevolezza, però, rappresenta un passaggio necessario per avviare un percorso che porti alla realizzazione del proprio sogno di genitorialità. Con vogliounfiglio.it, Merck intende essere al fianco degli aspiranti genitori sin dall’inizio, attraverso un adeguato supporto informativo”.

Informazioni su Merck

Merck è un’azienda impegnata nell’innovazione scientifica e tecnologica che opera nei settori healthcare, life science e performance material. I suoi 52.000 dipendenti lavorano ogni giorno perché la vita di milioni di persone sia più felice e sostenibile. Merck è presente ovunque: dalle più avanzate tecnologie per l’editing genetico alla scoperta di trattamenti all’avanguardia per le patologie più difficili, fino allo studio di tecnologie che permettano ai device di diventare “intelligenti”. Nel 2018 Merck ha generato vendite per 14,8 miliardi di Euro in 66 Paesi.

Ricerca scientifica e gestione imprenditoriale responsabile sono state la chiave per il raggiungimento dei traguardi scientifici e tecnologici di Merck, che opera secondo questa filosofia sin dalla sua fondazione nel 1668. La famiglia fondatrice possiede tuttora la partecipazione di maggioranza nella Società, che è quotata alla borsa di Francoforte. Merck detiene i diritti sul nome e sul marchio Merck a livello globale. Le sole eccezioni sono Stati Uniti e Canada, dove l’azienda opera con le denominazioni EMD Serono nell’healthcare, MilliporeSigma nellife science e EMD Performance Materials.

Per maggiori informazioni su Merck: www.merck.it

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Come vivono il licenziamento 6 lavoratori su 10

6 persone licenziate su 10 registrano aumento di peso e sintomi depressivi.

Marina Osnaghi, Master Coach, spiega come superare il trauma con un semplice, ma efficace decalogo.

Il licenziamento, ma anche altre condizioni di disagio come il mobbing, causano spesso e volentieri problemi che si ripercuotono sulle condizioni psicofisiche. Non lo dico solo io, ma un’autorevole ricerca pubblicata dal National Bureau of Economic Research americano, secondo cui ben il 57% dei lavoratori licenziati ha sofferto di aumento di peso e sintomi depressivi.

Il lavoro offre stabilità e sicurezza, permette di avere un ruolo nella società e di sentirsi appagati ed è tra gli obbiettivi principali di ogni essere umano. Ma cosa accade in caso di un licenziamento non previsto? Cosa succede se il clima che si vive in ambiente lavorativo diventa intollerabile, al punto da causare malesseri crescenti, che spaziano dalla nausea alle vertigini, ai crampi allo stomaco? Le conseguenze più frequenti riguardano la salute psicofisica, come evidenziato da numerosi studi internazionali.

Secondo una ricerca condotta dal National Bureau of Economic Research e pubblicata sul New York Times, infatti, il 57% dei lavoratori che hanno perso il lavoro nella fascia 25-54 ha ammesso di essere stato colpito da sintomi depressivi, ansia e da un forte aumento di peso. Dalla ricerca è emerso, inoltre, che sedentarietà e perdita di motivazione sono stati il fil rouge che più ha accomunato coloro che hanno perso il posto dopo numerosi sacrifici.

E ancora, secondo uno studio condotto dall’University of East Anglia in Inghilterra e pubblicato su Psychology Today, il 45% dei giovani lavoratori inglesi ha ammesso di aver avuto reazioni maggiormente negative da un licenziamento che da una rottura di una relazione amorosaMa come bisogna comportarsi per non lasciarsi sopraffare da quello che viene considerato un vero e proprio trauma psicologico?

Gli esperti consigliano di accettare la realtà dei fatti esternando le proprie emozioni, trasformare il problema in un’opportunità di crescita reale e non sottovalutare il bagaglio delle competenze acquisite durante il percorso professionale. Consigli che potrebbero tornare utili ad esempio agli 890mila licenziati stimati in Italia nel 2017.

La perdita di un lavoro può essere improvvisa e arrivare come un fulmine a ciel sereno, o annunciata in largo anticipo, come accaduto a un professionista con cui ho lavorato e che ha ricevuto la notizia del licenziamento un anno prima – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che ha affiancato grandi imprenditori e professionisti nel raggiungimento dei propri obbiettivi – Pur sapendolo, ha continuato a lavorare senza crearsi un’alternativa e soltanto un mese prima dal licenziamento effettivo ha cominciato a svegliarsi dal torpore e realizzare il tempo sprecato.

Il trauma del licenziamento è talmente forte che potrebbe attivare meccanismi di negazione, impossibilità di accettare la realtà delle cose, unita alla perdita di speranza e al pensiero di essere stati vittima di un’ingiustizia o di una grande sfortuna”. 

Ma perdere il tanto agognato posto di lavoro non sempre è sinonimo di negatività, bensì può essere visto come una grande opportunità di crescita personale. Secondo una ricerca compiuta da HarvardBusiness Review su oltre 2000 manager americani, il 78% è riuscito a diventare CEO di importanti aziende nonostante fossero stati colpiti da un licenziamento durante la propria carriera professionale.

“Vedere il licenziamento come un’opportunità di crescita professionale e di rivalsa personale è fondamentale per non rimanere in uno stato di intorpidimento – prosegue Marina Osnaghi – Nella curva del cambiamento, la realtà delle cose quasi mai coincide con i tempi necessari a un essere umano per elaborare perdita e cambiamento e trovare la forza di equipaggiarsi per gestire la situazione. Eppure la velocità dei tempi di reazione fa la differenza in termini di resilienza o non resilienza, per poter creare una nuova opportunità per il futuro. Il mio consiglio è quello di non fossilizzarsi sugli errori commessi, ma affrontarli come un’opportunità di vita e crescita personale”.

In questo modo è possibile creare un networking di contatti e lasciare in modo che sia possibile dare vita ad una nuova linfa vitale in occasione di questi contatti. Proprio per questo motivo ritengo indispensabile non fossilizzarsi in uno stato di intorpidimento e lasciare le proprie emozioni esternate all’interno di un catalogo.  

Ecco infine il decalogo della master coach Marina Osnaghi per imparare ad affrontare le conseguenze derivate da un licenziamento improvviso:

  1. Ammettere la realtà dei fatti: negare l’evidenza del licenziamento peggiora soltanto la situazione.
  2. Esternare le proprie emozioni: sfogare la rabbia repressa è legittimo, ma bisogna prestare attenzione a non lasciarsi trascinare via.
  3. Gestire la sensazione di perdita di valore: il valore è una caratteristica personale di ciascun essere umano, non un’etichetta esterna data dal ruolo.
  4. Non dimenticarsi delle proprie capacità: la virtù di una persona non si riconosce dai possedimenti materiali, ma dalle caratteristiche personali. 
  5. Ricordarsi che l’uomo è il miglior amico di se stesso: conoscersi e aiutarsi risulta fondamentale per non entrare in una spirale depressiva.
  6. Stilare un elenco delle proprie competenze: mettere per iscritto il bagaglio tecnico acquisito durante il percorso professionale rappresenta una marcia in più per motivarsi.
  7. Imparare ad essere resilienti: reagire positivamente alle avversità della vita con determinazione e propositività permette di rialzarsi più in fretta.
  8. Trasformare il problema in un’opportunità di crescita: la vita è piena di ostacoli, ma imparare a superarli rappresenta la vera strategia di successo nella sfera privata come nel lavoro.
  9. Permettersi di sbagliare: gli errori sono all’ordine del giorno, ma bisogna saper capitalizzarne l’apprendimento e guardare al futuro.
  10. Farsi aiutare da un esperto: seguire i consigli di una persona altamente qualificata permette di migliorare la propria condizione psicologica.

Io, per parte mia, posso solo dirvi che se ne può uscire. Fidatevi.

Focus sui bimbi, Il Lato Giusto, noi donne e mamme

ADMO e i Transformers, insieme per i bambini.

C’è un eroe in ognuno di noi!

ADMO è l’acronimo di Associazione Donatori Midollo Osseo. Io ne faccio parte oramai da anni, anche se non ho mai avuto il piacere e l’onore di essere utile alla causa, se non tramite la mia iscrizione. Una partecipazione alquanto passiva, ma meglio di niente, considerato che le chance che il mio midollo siano compatibili con quello di una persona che ne ha bisogno sono di 1 su 100.000.

Ovviamente, se tutti si iscrivessero e facessero questo gesto non solo di altruismo, ma anche d’amore, le probabilità si alzerebbero eccome. E di molto.

Oggi vi voglio però raccontare un’iniziativa che merita di essere conosciuta.  In occasione della Giornata Internazionale della Felicità, infatti, i Transformers si fanno portavoce di una campagna di sensibilizzazione per sostenere la mission di ADMO.

More Than Meets the Eye” è un invito ad andare oltre il primo sguardo per cogliere la vera essenza delle cose, un messaggio che da oltre 30 anni accompagna i mitici Transformers. Perché quello che vediamo, in realtà, non è mai come sembra.

Proprio come gli intramontabili robot-veicolo, i donatori di midollo osseo sono degli “eroi nascosti” a tutti gli effetti che, grazie al loro preziosissimo contributo, hanno la possibilità di salvare la vita di un bambino.

Quale miglior modo per festeggiare la Giornata Internazionale della Felicità se non aiutando il prossimo? È con questo spirito che Hasbro, da leader nell’intrattenimento per bambini e famiglie, decide di supportare e sostenere la mission di ADMO, l’Associazione Donatori Midollo Osseo. E lo fa in modo concreto, schierando in prima linea i leggendari robot-veicolo che dal 1984 continuano ad appassionare milioni di fan: i Transformers, infatti, si fanno portavoce di una forte campagna di sensibilizzazione rivolta ai più giovani e a tutti coloro che li amano in modo incondizionato da oltre 30 anni.

Dato che solo una persona su 100mila è compatibile con chi aspetta un trapianto di midollo osseo, è evidente che, come recita il claim della campagna, “C’è un Eroe in ognuno di noi. Ed è da qui che deve emergere la volontà di donare, un’azione coraggiosa e di assoluta e incondizionata solidarietà, con lo scopo di salvare il bene più prezioso di tutti: la vita.

Nella loro eterna lotta tra il bene e il male, ecco la nuova missione dei gloriosi Transformers: una nuova emozionante avventura aperta a tutti, chiunque può prenderne parte ed esserne protagonista. Così come i celebri robot-veicolo celano la propria straordinaria identità sotto forma di comuni mezzi di trasporto per confondersi tra gli umani, anche i donatori che sostengono ADMO condividono la stessa condizione di anonimato, trasformandosi, in caso di necessità, in eroi che salvano la vita di chi ne ha più bisogno.

Sostenere una causa così alta per noi è un vero onore e una grandissima responsabilità, – ha dichiarato Mikael Berthou, General Manager Hasbro France & Italy Per questo sono scesi in campo i migliori, gli unici in grado di coinvolgere almeno tre generazioni di affezionatissimi fan. Dato che l’obiettivo della campagna è sensibilizzare quante più persone possibili, un fenomeno come Transformers, portavoce di un messaggio così importante che incoraggia il prossimo a credere in se stesso ed essere più di ciò che sembra, può coinvolgere attivamente adulti e bambini, genitori e figli, diventando uno dei tanti veicoli a supporto delle molteplici attività di ADMO”.

Basta quindi rispondere positivamente all’impegno lanciato dalla campagna “C’è un Eroe in ognuno di noi: con pochi click su www.eroitranoi.it è possibile apprendere le varie modalità per diventare un donatore di midollo osseo.

Perché è “in te che puoi trovare il coraggio di diventare l’eroe di qualcuno”! Se si possiedono i giusti requisiti anagrafici e fisici, infatti, ci si potrà iscrivere al Registro Italiano dei Donatori di Midollo Osseo (IBMDR) a seguito di un semplice processo di tipizzazione che avviene tramite l’analisi di un piccolo campione di saliva o di sangue. Nel caso in cui il profilo tipizzato combaci con quello di un potenziale ricevente, evenienza che si realizza solo una volta ogni centomila (purtroppo), si può procedere alla donazione in tutta sicurezza, spesso attraverso un semplice prelievo di sangue periferico, metodo poco invasivo che viene impiegato in 8 casi su 10.

Per invitare tutti i destinatari di questa speciale campagna a riconoscere e svelare il potenziale eroe che c’è in ognuno di noi, Hasbro e ADMO hanno rivolto una semplice domanda a un gruppo di bambini con un’età compresa tra i tra i 6 e i 10 anni: “Secondo te, che caratteristiche deve avere un Eroe?”. Le risposte elaborate dal loro innocente immaginario delineano perfettamente le caratteristiche che accomunano i Transformers con i potenziali donatori di midollo osseo, perché per essere dei veri eroi “bisogna proteggere o salvare una vita”, “fare qualcosa per gli altri” ed “avere coraggio per superare le proprie paure”. E sono proprio quei bambini i protagonisti di questo emozionante spot a supporto della campagna C’è un Eroe in ognuno di noi.

E adesso, tutti a donare! 

Per maggiori informazioni, visitare i siti www.eroitranoi.it e www.admo.it

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I miei primi 40 anni

Credo di poterlo fare, ora. In fin dei conti 40 anni portano ad una prima tranche di bilanci, no? Bene, allora penso che sia il caso di mettermici anche io. Sono nata 40 anni fa, un giovedì, alle 15.35. Capricorno ascendente Cancro, per chi ci crede. Il capitolo sulla mia nascita lo salto a piè pari, per non tediare nessuno.

A cosa servano i bilanci non è che lo sappia bene. Secondo me è un modo di tirare le somme e cercare di capire se, in un determinato arco di tempo, quelli che erano sogni e velleità chiuse in un cassetto hanno preso il volo oppure no. Non parlo solo di realizzazione effettiva, ma anche di pallidi tentativi.

A tal proposito, mi ricordo ancora quando da bambina ho individuato quello che avrei voluto fare da grande. “Da grande” era, allora, una dimensione improbabilmente collocata nel tempo. Non pensi all’età quando sei piccola o molto giovane. Pensi solo a qualcosa che verrà “poi”.

Bene, io ho sempre e indiscutibilmente voluto scrivere. Quindi, uno dei miei sogni nel cassetto (e velleità professionale) ha sempre avuto uno strettissimo collegamento con le parole. Devo fare un bilancio su questo desiderio? Ce l’ho fatta. E mi rendo conto che, dicendolo e ammettendolo, mi inserisco di diritto nell’elenco delle persone fortunate.

Ho sudato, pianto, mi sono sconfortata ai primi “no”, ho gioito dei primi successi, mi sono emozionata la prima volta che ho letto il mio nome a firma di un articolo. A dir la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, mi emoziono ancora. Lo giuro.

Il cammino è stato lungo e non semplice. Ma sapete una cosa? Sebbene sia solo una delle tante che scrivono (e probabilmente non vincerò mai il Premio Pulitzer), una delle tante che ha faticato e una delle tante che non diventerà mai famosa, mi reputo comunque estremamente fortunata. Perché faccio qualcosa che mi piace, con costante passione ed eterna gratitudine per averne avuto l’opportunità.

Ricordo ancora quella docente all’Università che mi domandò “cosa vuoi fare da grande?”. Risposta: “la giornalista”. La sua replica fu “E’ un’illusione. E’ come la canzone di Morandi… uno su mille ce la fa, anche meno in questo caso”. Be’, quella docente la voglio ringraziare.

Perché, anziché scoraggiarmi, mi ha dato la forza, la tenacia e la testardaggine di andare avanti comunque. Nonostante lo sconsiglio a proseguire. Nonostante gli ostacoli. Nonostante tutto. Sempre e comunque avanti.

Ciò detto, visto che è tempo di bilanci, merita un posto d’onore anche la maternità. Fortemente voluta. Altrettanto fortemente sofferta. Credo che diventare madre, per chi lo desidera, sia una delle esperienze più forti, belle, scombussolanti e folli che ci siano. Lo dice anche il titolo (nuovo) del blog: chi vive il Lato G della vita (da leggere sia come gravidanza, che come gemelle, ma anche come un milione di altre cose!) sa quanto la propria esistenza venga sconvolta in un amen. Ma diventa più bella, piena, interessante, gioiosa ogni giorno che passa.

Ho un altro sogno, nel mio personale cassetto dei desideri. Siccome però sono anche un filino superstiziosa, lo tengo per me. Inutile dirvi che, come sempre, ha a che vedere con la scrittura…

Chissà che questi primi 40 anni non portino con loro anche la realizzazione di questa velleità. Nel caso, comunque, ve lo racconterò tra altri 40 anni. Sempre se il blog esisterà ancora 🙂

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Noi che eravamo adolescenti negli anni ’90

C’è sempre un momento in cui, nonostante non sia tempo di bilanci, ti volti indietro e ricordi com’eri, cosa facevi, come ti divertivi. E paragoni la tua vita di allora con quella di chi è giovane oggi. Ti sembra impossibile che le cose siano cambiate così velocemente e che alcune cose che per te, che eri giovane/piccola negli anni ’90, erano scontate, divertenti e addirittura incredibili, per chi è giovane/piccolo adesso sembrano reperti dell’antica preistoria. Le Gem sanno già usare (da un bel po’) smartphone e tablet. Le piccole dita scorrono lo schermo veloci e sicure, come se non avessero fatto altro già ben prima di nascere.

Io mi ricordo quando uscirono i primi touch-screen (che per inciso davano appena la possibilità di ingrandire le immagini e poco più): cercavo di usarli con disinvoltura, ma ero più imbranata di una foca. Ma come me, lo erano quasi tutti.

Non solo telefonia, però, ma tante altre cose mi ricordano la mia adolescenza. Un periodo vissuto tra mille no e qualche sì, col piede che cercava sempre di stare sull’acceleratore e i rapporti personali che erano veri e, soprattutto, ti coinvolgevano necessariamente in un faccia a faccia inevitabile.

Noi che eravamo adolescenti negli anni ’90, non avevamo il cellulare. Se volevi chiamare qualcuno, dovevi per forza usare il telefono di casa. Io lo tenevo occupato quel tanto che serviva per rivivere, con la mia migliore amica dell’epoca, tutta la giornata a scuola. Era un modo per decomprimere, anche. Se, poi, il telefono di casa ti veniva negato (o volevi avere un po’ di privacy in più), allora ti recavi alla cabina del telefono, sperando di avere gettoni abbastanza per le solite telefonate fiume. Gelide d’inverno e roventi in estate, i cubicoli della Telecom erano la nostra salvezza. Chissà quante ne hanno sentite, nel corso degli anni…

Noi che eravamo adolescenti negli anni ’90, ci mettevamo d’accordo su orari e luoghi di appuntamenti in classe o appena fuori dalla scuola. E dovevamo ricordarci ogni particolare, perché dei gruppi whatsapp, all’epoca, non ci sognavamo né il nome né le potenzialità. Se per caso ti dimenticavi di qualcosa l’unica soluzione era chiamare sul telefono di casa qualcuno. Oppure richiedere dettagli il giorno dopo, a scuola.

Noi che eravamo adolescenti negli anni ’90, quando andavamo in vacanza e volevamo conservarne dei ricordi, andavamo a comprare i rullini fotografici (da 36, come alcune compresse in farmacia). Le foto si scattavano con parsimonia e, soprattutto, non c’era mai la certezza che venissero bene. Niente photoshop né filtri né ritocchi. Come venivano, venivano. Scoprivi solo dopo se, per puro caso, avevi scattato una foto da Premio Pulitzer (rarissimo…) o se, più facilmente, avevi tagliato teste, gambe, braccia delle persone immortalate, perché il panorama dovevi farcelo stare tutto a forza nell’immagine, a discapito dei protagonisti del viaggio. E se, come spesso può accadere, qualcuno veniva fuori con la bocca storta, gli occhi chiusi o un po’ mosso, non c’era proprio niente che potessi fare. Ma, sopra ogni cosa, dei rullini fotografici ricordo che si aveva una sorta di abbuono sul numero effettivo degli scatti. Quindi, dopo la 24esima foto, si continuava a scattare sperando che le foto fatte sarebbero poi state effettivamente realizzate.

Noi che eravamo adolescenti negli anni ’90, di politica non capivamo quasi niente e ci andava bene così. Avevamo ideali e tanto ci bastava.

Noi che eravamo adolescenti negli anni ’90, siamo cresciuti con nomi come Eltsin, Jeffrey Dahmer, Saddam Hussein, Kuwait e Iraq. Ma anche con eventi di portata storica come la caduta del muro di Berlino, il Nobel a Gorbaciov e l’elezione di Nelson Mandela a vice presidente del Congresso Nazionale Africano. E potrei andare avanti così ancora con molti altri esempi di portata planetaria.

Noi che eravamo adolescenti negli anni ’90, abbiamo vissuto i mondiali di calcio Italia ’90 sulle note di “Un’estate italiana”, convinti che la nostra squadra avrebbe vinto sicuramente. E poi è andata come sappiamo e i tedeschi si sono messi di mezzo un’altra volta,

Io che ero adolescente negli anni ’90, proprio quell’estate aspettavo che arrivasse un nuovo cuginetto (che si sarebbe poi chiamato Alessandro) e volevo assolutamente che mia zia lo chiamasse Nicola (in onore di Berti, controcampista della nazionale, di cui ero innamorata all’epoca). Perché noi, negli anni ’90 eravamo così: avevamo meno, ma ci divertivamo molto di più. E soprattutto lo facevamo insieme, senza schermi di mezzo.

Focus sui bimbi, Moda bimbi...e non, noi donne e mamme

Come proteggere i propri bimbi dal freddo

Siamo mamma italiane, questa è la premessa da fare. Per noi il freddo non è semplice freddo, ma gelo siberiano. Così come il caldo non è semplice caldo, ma canicola africana. Ciò detto, sebbene io faccia parte delle genitrici che guardano con ammirazione ai popoli del Nord (come Finlandia, Svezia, Norvegia, ecc.) dove i bambini vivono la maggior parte del loro tempo libero fuori casa, vestiti sì, ma non bardati come spedizionieri in marcia verso il Polo Nord, tuttavia mi ritrovo con due nonne che hanno sempre il terrore che le nipoti “prendano freddo”.

E che, per un soffio di vento, “si ammalino”. La gola deve essere coperta, la canottiera dovrebbe essere sempre indossata (anche in pieno agosto, con 40° all’ombra), le canottierine smanicate sono ammesse solo in rare occasioni e mai quando fuori ci sono meno di 28°.

Il freddo, di per sé, non fa male. Anzi, fortifica. Ma soprattutto, bambini ben vestiti, ma non in modo eccessivo, possono comunque godersi gli spazi all’aria aperta, con ampia libertà di movimento e la giusta copertura.

Ecco, quindi, una mini-guida dei capi da inserire nell’armadio, per sopravvivere alle rigidità invernali (e alle invettive dei nonni).

Il piumino caldo, ma leggero, di Sarabanda
Perfetto da usare tutti i giorni, ma con un guizzo elegante regalato dalla cintura in vita con fiocco, il piumino è in nylon, imbottito con ovatta, anti-goccia, foderato con morbida e caldissima eco-pelliccia. Anche il cappuccio, che si può staccare, è foderato in eco-pelliccia. Sotto, quindi, basta mettere una maglia in caldo cotone, senza aggiungere altri capi. Disponibile in due colori. Costo: 85,90 €.

Le magliette in caldo cotone di Mayoral
Pratiche, comode, calde e carinissime, le magliette del brand spagnolo sono tra le più amate dalle mamme. Quasi indistruttibili (e se ve lo dico io che ho a che fare con Attila e sua sorella, credeteci!), tengono benissimo i lavaggi sia come brillantezza dei colori che come stato del tessuto. Disponibili diversi colori. Costo: 18,95 € quella coi palloncini, 12,99 € quella con la stella.

I pantaloni felpati di Kiabi
Perfetti per uscire, ma anche per giocare in casa o per la scuola… insomma, vanno bene ovunque! Questi pantaloni, di cotone e viscosa, sono felpati all’interno (non garzati), hanno un comodo elastico in vita e una stella glam applicata sul davanti. Insomma, caldi sì, ma con stile. Costo: 6 €.

Le calze coccolose di Calzedonia
Che siano corte (quelle che preferisco) o lunghe, poco importa. Perché Calzedonia ha la soluzione carina, comoda e colorata per tutte le bimbe. Tanti i design proposti e le fantasia proposte e, con la consueta promozione prendi 5 paghi 4, il quinto paio è in regalo. Costo: 2,95 € il paio.

Gli stivaletti anti-freddo di Geox
Traspirante, caldo e con punta e talloni rinforzati, questi stivaletti sono perfetti per correre, giocare, camminare, senza rischi di cadute (la suola, in gomma, è antiscivolo). Rivestiti in calda fodera, proteggono dalle temperature rigide dell’inverno. Costo: da 79,90 €.

I cappelli, i guanti e le sciarpine di OVS
Cappello a cuffia con applicazioni glitter e motivo a orsetto, guanti modello mezze dita con motivo a panda e sciarpa coordinata al cappello. Caldissimi accessori, carini e pratici. Costo: 5,99 € sia il cappello che i guanti, 6,99 € la sciarpa.

 

noi donne e mamme

#Resilienza: ovvero dell’imparare a stringere i denti.

resilienzaIn certe occasioni mi sono sentita come un bambù. Avete presente, no, quella pianta che è capace di piegarsi fino all’inverosimile, ma senza spezzarsi? Ecco, a me è capitato svariate volte. Lì per lì non mi rendevo conto di poter raggiungere un angolo ancora più ampio. Anzi, ero convinta che mi sarei spezzata, ridotta in  mille piccoli pezzi.

E invece la forza che c’è dentro ognuno di noi è straordinaria. E dà soddisfazioni inimmaginabili, soprattutto quando ti volti indietro e vedi cosa sei stato in grado di fare.

Avete presente quando tutti (quasi tutti, dai) ti danno dell’inetta, sostenendo che non sai fare nulla, che sei solo un peso, che non meriti nemmeno più quella blanda attenzione che si dedica anche, che so, a un cane per strada? Se non avete presente, tanto meglio per voi. Se invece vi è già capitato, allora potete capire lo stato di prostrazione in cui ci si può trovare. E’ come immergersi nella pece più densa e nera ed essere convinti, convintissimi, di non riuscire ad uscirne mai più. Ma soprattutto ci si convince davvero di essere degli idiota e di non sapere fare nulla.

Poi la vita ti sorprende, dandoti una seconda (o terza, o quarta) opportunità, e scopri che risalire in superficie e scansare i piedi che spingevano per farti affogare non è poi così impossibile.

E’ così che ho scoperto il vero significato di #resilienza. Le potenzialità per resistere, nonostante tutto, sono dentro ognuno di noi. Basta solo respirare a fondo, piangere tutte le lacrime possibili e poi chiudere la porta in faccia a chi ci vuole male.

Il percorso è lungo, difficile e altrettanto doloroso, ma si può fare.