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21 settembre: Giornata Mondiale dell’Alzheimer

Cosa si prova quando gli oggetti comuni non hanno più senso?

La Fondazione EBRI (European Brain Research Institute), costituita per volontà del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, ha realizzato una linea di oggetti senza senso e dai nomi incomprensibili spiazzando i clienti di Esselunga.  Le prime reazioni sono state raccolte in un emozionante video.

Se non riesci a ricordare dove hai messo le chiavi, non pensare subito all’Alzheimer; inizia invece a preoccuparti se non riesci a ricordare a cosa servono le chiavi” Rita Levi-Montalcini 

La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza, con perdita di memoria e di altre abilità intellettuali, talmente grave da interferire con la vita quotidiana. Uno dei disturbi della malattia, chiamato agnosia, provoca nel malato l’incapacità di riconoscere luoghi, persone e oggetti comuni, che improvvisamente appaiono astratti e indecifrabili.

Per questa malattia, a oggi, purtroppo non esiste una cura.

Nella Giornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’ADI (Alzheimer Disease International), la Fondazione EBRI cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica facendo sperimentare, anche a chi non ha familiarità con i malati, la sensazione che si prova ad avere tra le mani un oggetto indecifrabile.

La Fondazione, che ha lo scopo di sviluppare nuove strategie terapeutiche per le malattie neurodegenerative, grazie all’ausilio di stampanti 3D ha realizzato Agnosis Collection, una linea composta da tre oggetti semplici, ma completamente senza senso, e dai nomi altrettanto incomprensibili: Gidello, Luvetto e Bralino.

Da oggi sabato 21 settembre – Giornata Mondiale dell’Alzheimer – e fino a lunedì 23, questi oggetti saranno esposti in due supermercati Esselunga, partner dell’iniziativa, in appositi corner dedicati come se fossero in vendita. A Roma e Milano i clienti si troveranno a contatto con questi oggetti sconosciuti e potranno sperimentare la sensazione di straniamento che il malato prova di fronte a un oggetto di uso comune.

L’aspetto degli oggetti esposti, unito ai cartelloni pubblicitari all’interno dei punti vendita che reciteranno “Super convenienza! Rinnova i tuoi gidellia un prezzo piccolissimo. A soli 2.99€ l’uno!” o “Sottocosto! Approfitta dei luvettia un prezzo speciale! A soli 2.99€ l’uno!”, incuriosirà i clienti che avvicinandosi ai corner dedicati scopriranno la natura dell’iniziativa. Qui potranno visionare un video di approfondimento girato al Policlinico Umberto I di Roma, che vede protagonisti l’equipe del Prof. Bruno e i suoi pazienti.

Nei supermercati sarà possibile donare scansionando il codice a barre sui pack dei prodotti o acquistando la cartolina dell’iniziativa. Inoltre chiunque voglia fare una donazione e scoprire di più sul progetto “Agnosis Collection” potrà visitare il sito www.agnosiscollection.it 

Con la ricerca si può indubbiamente fare moltissimo.

E questa collezione può diventare utile davvero, ora che tutti sanno a cosa serve. 

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La festa delle donne insegnata alle Gem

Care Ludo e Vero, prima o poi arriverà quel momento in cui, l’8 marzo, vi chiederete perché sia la giornata della festa delle donne. Capiterà, ma magari no. Magari, quando crescerete, questa nostra società sessista sarà cambiata e si sarà evoluta tanto da non festeggiarla più.

Magari, i prossimi 8 marzo, si festeggeranno la fine dei femminicidi, la scomparsa delle questioni di genere, la parità salariale, l’happy ending delle quote rosa. Magari no. E allora, nel dubbio, care Ludo e Vero, vi spiego qui cos’è per me la festa delle donne e cosa reputo dovrebbe essere.

La giornata delle donne dovrebbe essere tutto l’anno. Dovrebbe essere una conquista dei più elementari diritti umani. Le donne dovrebbero poter esprimere le proprie opinioni (in casa, in aula, in politica, sul luogo di lavoro…) senza per questo essere messe in ridicolo, sbeffeggiate, derise, insultate, malmenate.

Le donne dovrebbero poter uscire di casa vestite come diavolo pare a loro e non con il terrore che, se l’orlo della gonna sale troppo, si rischia di essere aggredite.

Le donne dovrebbero poter ricoprire quei ruoli di responsabilità che meritano, siano essi come manager di aziende, o come amministratori delegati, o presidentesse o qualsiasi altro ruolo sia confacente alle donne, sulla base di studi, capacità, professionalità, esperienza.

Le donne dovrebbero poter decidere in piena autonomia e serenità se stare con una persona oppure no. Senza rischiare lanci di acido, accoltellamenti, pistolettate, appostamenti, chiamate in piena notte, messaggi sgraditi, uccisioni.

Le donne dovrebbero poter essere considerate semplicemente esseri umani, con uguali diritti e uguali doveri degli uomini. Perché o si inseriscono le quote blu in quegli ambiti prettamente femminili (mi viene in mente, per esempio, la scuola primaria), oppure si aboliscono le quote rosa. Ché anche quelle, per me, puzzano di discriminazione.

Le donne dovrebbero poter scegliere liberamente se avere dei figli oppure no, all’età che preferiscono. E persino da sole. Senza per questo essere tacciate di essere lesbiche, androgine, troppo mamme, troppo poco femmine, egoiste, insulse, incomplete.

Le donne dovrebbero poter parlare di calcio e politica e finanza senza che scattino, immediati e irritanti, stupidi risolini e occhiate ammiccanti da parte dei maschietti.

Ma soprattutto, non dite mai più di una donna che ha carattere che ha le palle. Signori miei, alle donne le palle non servono. Noi abbiamo un cervello funzionante che supplisce in modo eccellente a questa “mancanza”.

Viva le donne, con la D maiuscola.

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Auguri. E poco più

Dicono che sappia trasmettere emozioni tramite le parole. Dicono. Non so se sia vero, soprattutto per quanto riguarda i sentimenti. Ho come il blocco dello scrittore per quelli. Ed è una maledizione che mi porto dietro da sempre e che proprio non riesco a superare.

postVoglio scriverti qui un semplice augurio. E poco più. Un augurio per questi tuoi 70 anni. Un traguardo importante, no? A 70 anni, di solito, è prassi fare un bilancio della propria vita. E magari non è nemmeno il primo, ma viene dopo tutta una serie di altre considerazioni già fatte e già viste.

70 anni di gioie (alcune), dolori (tanti), problemi, viaggi, malumori, risate. Come nella vita di tutti. O forse di più. Voglio scriverti qui un semplice augurio che comprende però anche un enorme grazie. Non sei una persona perfetta. Chi lo è, dopotutto? Sei piena di difetti. Ma hai anche altrettanti pregi. Mi hai insegnato l’onesta, la solidarietà, l’arte del risparmio, la fatica della conquista.

Mi hai insegnato a vivere e a saper sempre affrontare le situazioni. Di qualsiasi natura siano. Mi hai insegnato l’importanza della cultura (non di un pezzo di carta, ma del saper sostenere una conversazione con chiunque), del rispetto (mannaggia, questo avrei preferito non impararlo) e dell’orgoglio (qui più papà di te, ma poco importa).

Mi hai sostenuta nel mio percorso di crescita personale, gioendo delle mie conquiste e consolandomi nei momenti di caduta. Mi hai spronata, sgridata, incitata. E la cosa più bella è che, ad ogni mio passo avanti, era un po’ come se l’avessi fatto anche tu.

Mi hai aiutata nel mio primo anno da mamma, quando non sapevo nemmeno io bene come gestire le Gem. Abbiamo fatto levatacce insieme, dato loro la prima pappa (eravamo a Bra, ricordi?), siamo corse dalla pediatra, insieme, quando non stavano bene. Abbiamo avuto crisi isteriche dovute alla stanchezza, abbiamo litigato e ci siamo riappacificate. Dopotutto, due sorrisi sdentati avranno pure qualche potere magico, no?

Insieme abbiamo pianto, riso fino alle lacrime, viaggiato. Insieme siamo state male (come quella vigilia di Natale trascorsa a letto, tutte e due con la febbre, e papà in chiesa per la messa di mezzanotte). Insieme abbiamo percorso 39 anni tra alti e bassi. Due cuori e una capanna. Mamma e figlia. Guida e discente. Pensando a questi 39 anni insieme, magari non fisicamente, ma mentalmente sì (e telefonicamente pure!), non posso fare a meno di provare una stretta al cuore.

Perché so che nessuno mai mi amerà come mi ami tu. In nessun posto troverò quel porto sicuro che riconosco quando torno a Bra. Perché, anche se non credo di aver più bisogno di riconoscimenti, nessuno mai sarà così orgoglioso di me come lo sei tu.

Ecco, quindi, che per i tuoi 70 anni ti faccio i miei più cari auguri di buon compleanno anche qui. Auguri, e poco più. Perché al momento altro non ho.

Tanti auguri mamma.

Senza categoria, Viaggi; Travel Tips

Festa della Mamma: consigli su cosa regalare…

Io, il mio, l’ho già ricevuto e indovinate un po’?…. È un libro, ovviamente. Non uno qualunque, ma il nuovo romanzo di Maurizio De Giovanni, Sara al tramonto, (leggerei di tutto, lo sapete, ma se posso scegliere, allora preferisco le novità dei miei autori preferiti. 360 pagine – 19 €).

In alternativa, non mi sarebbero dispiaciute le meraviglie che vi propongo qui… Chi ha orecchie per intendere… 🙂

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La facciata del Resort, in perfetta sintonia con la natura

  • Massaggio mamma-figlie ad alta quota, al Vigilius Mountain Resort
    Un resort incastonato nelle montagne, dove pace, natura e silenzio sono solo alcuni dei plus che regalano vacanze rilassanti. Siccome non ci sono strade che arrivino al Monte San Vigilio, vi si accede solo in funivia. Niente auto, quindi! Né clacson, né rumori, né inquinamento. Una magia, insomma. Senza dimenticare la sua meravigliosa Spa che, per la festa della mamma, propone un massaggio rilassante da vivere insieme alla prole. L’appuntamento è pensato per due, ma penso che se prenotassi con le Gem nessuno avrebbe qualcosa da obiettare… Olio caldo aromatico, movimenti lenti e rilassanti, aroma di lavanda, melissa o arancio rosso tra cui scegliere. Potrebbe essere, forse, la volta buona che le Gem cadono addormentate senza i soliti risvegli notturni?!
    Costo, per 30 minuti: 108 € la coppia.

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Il passaggio che conduce alla spiaggia

  • Villa La Tonnara il buen ritiro per chi ama la natura
    La cornice è quella della Riserva Naturale Palude del Conte, a Porto Cesareo (Lecce). È qui che si trova Villa La Tonnara, un edificio dal sapore antico, raffinato, magico e con accesso diretto al mare! Oltre al corpo centrale, d’epoca, ci sono anche due nuove residenze sottoposte a recente ristrutturazione, un parco mediterraneo ricco di pini marittimi, eucalipti e ulivi, e una incantevole cappella. Indirizzo ideale dal quale partire alla scoperta del Salento e al quale tornare, per soggiorni immersi nella natura. Nella villa padronale si trovano tre appartamenti, elegantemente arredati e dotati di tutto il necessario per chi, come me, viaggia con la famiglia e di una cucina, per esempio, ha sempre bisogno. Dalla Villa, inoltre, si accede direttamente al Lido degli Angeli, una spiaggia meravigliosa che si tuffa nel mare cristallino.
    Costo, al giorno: da 135 € (minimo tre notti)

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Topini sulla mongolfiera

  • Topini sulla mongolfiera, con Pandora
    Il mio bracciale Pandora è fermo da un po’… (da troppo, a dire la verità). Ecco perché ho dato un occhio (interessato) alla nuova collezione lanciata proprio per la Festa della Mamma. E mi sono innamorata del ciondolo che loro chiamano “topino con palloncino” e che io invece ho ribattezzato “topini sulla mongolfiera”. Primo, perché di topolini ce ne sono 3 (e finalmente potrebbero simboleggiare me e le Gem), secondo perché a Ludo e Vero le mongolfiere piacciono un sacco.
    Costo dello charm: 49 €.

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  • Maglia a tema blog (ma con tantissimi altri spunti), su StampaMaglietteOnline
    La trovo simpatica, ironica, scherzosa, ma soprattutto a tema! Eh già, sono oramai anni, 4 per la precisione, che ciclicamente la ripropongo… Mi sa che dovrò comprarmela da sola, perché certe orecchie non ci sentono proprio!
    Costo della maglietta personalizzata: 23 €, spese di spedizione comprese.

Ci sarebbero molti altri desiderata, anche per voi immagino, ma per questa festa della mamma direi che mi fermo qui, con i consigli.

Tanto il mio regalo, come dicevo, l’ho già ricevuto 🙂

 

 

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Auguri blog!

Il blog ha compiuto tre anni ieri.

Un tempo brevissimo, se si considera che ce ne sono che durano da decenni. Un tempo lungo e ricco di emozioni, visto dal mio personale punto di vista. Ecco perché.

Auguri blog.001In questi tre anni ho raccontato emozioni, vicende personali e non, l’evoluzione del concetto di #Gem, le risate, i miei desideri (spesso addirittura travisati e usati contro di me) e i pianti. Ci ho riversato, insomma, un po’ di tutto. E’ nato quindi come diario personale ed è diventato, piano piano, un contenitore più ampio.

Scrivendo di me e delle mie esperienze ho imparato, passo dopo passo, alcune cose importanti.

  1. Il desiderio di diventare mamma si è scontrato con l’esserlo davvero. Quante donne desiderano ardentemente avere dei figli e, per motivi diversi, non riescono, non possono, rinunciano. A me è andata bene. Ma essere mamma non è facile, anzi. Comporta una presa di coscienza dell’altro che mai mi sarei immaginata. Hai a che fare con qualcuno che dipende direttamente da te, in tutto. Soprattutto nei primi mesi. Annulli te stessa per un periodo così lungo che finisci per essere qualcun altro. Anzi no, non qualcun altro. Ma la mamma delle gemelle. Annalisa non esiste più.
  2. La maternità scatena i rancori e le invidie più biechi. Ho già parlato dell’invidia (se vi interessa un ripasso, potete leggere il post qui) e anche dei rancori, in più occasioni. Tuttavia questi due sentimenti negativi possono essere impersonificati alla massima potenza quando incontri una mamma mancata. Non tutte, per carità. Ma alcune sì. E sono le peggiori che si possano incontrare. Anziché essere felici, o anche solo indifferenti, le mamme mancate ti odiano. Perché? Semplice. Perché TU hai avuto un figlio. Quel figlio che, alcune di loro, vogliono per puro senso di possesso. Per poter dire “anche io ce l’ho”. E i risultati sono catastrofici.
  3. Tutto quello che desideravo, quando l’ho avuto, mi sono accorta non essere poi così importante. Le varie fasi denti-cammino-sonno-pipì nel vasino sono stati risultati ottenuti con più o meno sforzo, a seconda dei casi. Ricordo ancora con assoluta chiarezza quanto anelavo il momento in cui le Gem avrebbero mangiato da sole. Così come speravo che il rifiuto del vasino passasse presto. Tranne quest’ultima cosa, di cui ancora oggi sono felicissima, tutto il resto ha assunto un sapore sapido nel momento in cui ho pensato a ogni singola fase passata. Sì, avevamo raggiunto degli obiettivi importanti, ma a scapito di tante altre cose. Come il rapporto unico che c’era tra me e loro, quando erano piccolissime. E nient’altro importava se non la loro mamma.
  4. Nonostante la fatica e gli sforzi fatti per farle nascere, loro sono femmine e preferiscono il papà. Non c’è niente da fare. Così è. Se penso ai mesi costretta a letto, annoiata a morte perché non potevo uscire, al terrore su come l’operazione per la TTTS sarebbe andata, alla paura delle settimane post-intervento, ancora tremo. Tanta fatica per poi essere, irrimediabilmente, scalzata dal padre nelle preferenze delle Gem. Sono femmine, si sa. Ma speravo che fossero l’eccezione che conferma la regola. Mi prenderò la mia rivincita quando chiederanno spiegazioni sul ciclo. Allora le spedirò dal padre. E vediamo come se la caverà.

Così, allo scoccare dei tre anni trascorsi, spero che questo blog possa continuare a crescere, ad emozionare, a suscitare risate o qualsiasi altro sentimento vi venga in mente. Perché, dopo tutto, l’importante è che se ne parli. Auguri blog!

#supermammadigemelline #ludovero #Gem

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Auguri alle Donne. Con la D maiuscola

8 marzo, ci risiamo. Oggi voglio fare gli auguri a tutte le Donne. Vere e concrete.

Non domani. Oggi. E dopodomani e i giorni seguenti.

downloadAuguri a quelle Donne che escono con le amiche, a cena, tutto l’anno. E che non aspettano l’8 marzo per farlo.

Auguri a quelle Donne che ricevono fiori (o se li comprano), mimose o meno, a prescindere da una festa comandata.

Auguri a quelle Donne che sono e si sentono belle a prescindere dal trucco, dall’acconciatura e dell’immagine imposta da altri.

Auguri a quelle Donne che si arrabattano tra carriera, figli, casa, marito, amici, famigliari, spese. Sempre col sorriso, o quasi. E che, pur lamentandosi, sanno che senza di loro il ménage familiare non procederebbe di un millimetro.

Auguri a tutte le Donne che si rimboccano le maniche e vanno avanti. Stanche dentro, ma a testa alta. Sempre e comunque.

Auguri a tutte le Donne che festeggiano il 7, il 9, il 10 marzo e i giorni a seguire. Perché lo possono fare e non perché sono legate a cliché vecchi e commerciali.

Auguri a quelle Donne che, umiliate, battute, derise, psicologicamente distrutte, hanno avuto il coraggio di mollare mariti, compagni, aguzzini. E lo hanno fatto a prescindere dall’8 marzo. Lo hanno fatto perché sono Donne vere e non hanno bisogno di una festa per rialzarsi.

Auguri a quelle Donne che, ogni giorno, dimostrano quanto l’avere un cervello sia molto più importante e utile che “avere le palle”.

Auguri alle Donne della mia famiglia: alla mia prozia Magna, una comandante e una combattente vera. A mia mamma, che mi ha educata, gestita e sostenuta anche se al suo fianco non aveva più mio papà. Auguri anche e soprattutto alle mie Gem, che spero diventeranno Donne con la D maiuscola, indipendenti, forti, intelligenti e combattive. Quanto basta per non affogare in questo mare di donnette e omuncoli.

E che saranno speciali tutti i giorni dell’anno e della loro vita. A prescindere dall’8 marzo.

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Mamma, cos’è l’invidia?

Ottima domanda, ma fatta alla persona sbagliata. Sia chiaro, tutti proviamo invidia per qualcuno o per qualcosa. Tuttavia ne esistono di due tipi: quella tutto sommato “buona” e quella “cattiva”. Un po’ come il colesterolo.

downloadIo spesso ho provato invidia del primo tipo. Per un’amica che aveva trovato un capo super-griffato al 70% di sconto. Per una coppia di amici sempre in giro per il mondo, tra tavole da snowboard e mari turchesi. Per una ragazza che, dopo essersi fatta un mazzo tanto, ha ottenuto la carta verde e, ora, entra ed esce dall’America come le pare. E potrei farne altri mille, di esempi come questo.

Perché parlo di invidia, piuttosto che di gioia? Ottima domanda. Perché, in casi come questo, per me i due sentimenti sono inscindibili e funzionano un po’ come se fossero dei sinonimi. Quando penso a quelle persone e a ciò che in quel momento hanno, sono felice per loro, gioisco della loro fortuna, partecipo delle loro esperienze, magari seguendo le foto pubblicate su Facebook o scatenando i like su Instagram.

L’invidia cattiva, quella no, sinceramente non l’ho mai provata. E non perché sia una santa, ma perché provo altri sentimenti negativi e questo non ne fa parte.

Perché dovrei rosicare se qualcuno ha più di me?

Per esempio, perché dovrei provare invidia rancorosa verso qualcuno che ha ottenuto un aumento di stipendio? O una promozione? Le due cose, a me, cosa tolgono? Assolutamente niente.

Se conosco una persona che ha successo nel lavoro, magari facendosi un mazzo grande quanto un oceano, barcamenandosi tra famiglia, lavoro numero uno, lavoro numero due, collaborazioni esterne e via discorrendo, perché dovrei scatenare commenti negativi?

Perché dovrei sputtanarlo/a parlandone male?

Perché dovrei sminuirlo/a tacciandolo/a di mediocrità, ma poi spiare la sua vita in ogni modo possibile?

Quale sarebbe lo scopo di cercare di coglierlo/a in fallo?

Siamo tutti umani, non divini. Possiamo sbagliare. Sia quelli che fanno una cosa sola, sia, a maggior ragione, quelli che, magari per necessità magari per passione, ne tengono in piedi parecchie. E così, siccome il mondo va alla rovescia, anziché lodarlo/a, gli si buttano addosso carichi giganteschi di merda.

Proprio così, care Ludo e Vero, l’invidia “cattiva” è quella che predomina. Sempre. Io spero che, giorno dopo giorno, camminando insieme, riuscirò ad insegnarvi a provare solo quella “buona”. Che poi sfocia irrimediabilmente nel gioire. Della fortuna altrui. Del successo altrui. Del raggiungimento degli obiettivi da parte di altri.

Sì, perché in fin dei conti la domanda è sempre quella: il suo successo, la sua fortuna, il suo raggiungere gli obiettivi, a me, a noi, cosa ha tolto? Se non avesse avuto tutto ciò, la mia esistenza sarebbe cambiata? La maggior parte delle volte, la risposta è no.

Ecco quindi che gioire delle gioie altrui è bello.

Nella vita, io lo so bene, c’è spazio in abbondanza per rabbia, frustrazione, senso di impotenza, sconfitta e anche tradimento. Mi sembrano abbastanza, senza dover per forza anche provare invidia.

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La bellezza che arriva dall’Asia

senza-titolo-e1512989434832.jpgLe donne asiatiche la sanno lunga. Sia su come prendersi cura della loro delicatissima pelle, sia su come renderla il più luminosa possibile. Lilin Yang è una di questa. Cinese,  Lilin è la fondatrice di MiiN Cosmetics un brand di prodotti di bellezza venduti, ad oggi, in Spagna, Germania e Francia, oltre che in Cina, Corea e altri paesi asiatici. Lei, make-up artist e appassionata di cosmetici in generale, ha ottenuto un successo incredibile anche grazie al passaparola. Celebri sono le file immense di donne disposte ad aspettare ore fuori dai suoi negozi monomarca.

Sebbene l’offerta sia davvero molto ampia, qui vi racconto dei prodotti adatti a chi ha la pelle sensibile e secca (la mia insomma).

Un’accoppiata vincente è quella della Schiuma Detergente+Toner Riequilibrante. Il mio problema più grande è che quando uso dei detergenti per il viso, inevitabilmente si palesano rossori diffusi e la pelle “tira”. Ciò è dovuto, nel mio caso, alla presenza di alcol e profumi. Ci avete fatto caso? Questi due componenti sono presenti praticamente ovunque! Non nei prodotti MiiN. O meglio, la profumazione c’è, ma è naturale. Il detergente è a basa di estratti vegetali super indicato per pelli di qualsiasi tipo, anche per quelle secche e sensibili.

Come si usa: a prima vista sembra una crema. In realtà, quando la mischio con l’acqua la consistenza si avvicina molto di più ad una spuma, morbida e profumata. Va spalmata bene e poi risciacquata con attenzione, meglio se con acqua tiepida.
Non contiene parabeni, olii minerali, alcol, difenilchetone, conservanti chimici, profumazioni artificiali e coloranti.
Quanto costa: 17,99 €

Dopo il detergente, passo al Toner Riequilibrante…Di solito io detesto i toner. Senza distinzioni. Qui però mi devo ricredere. Questo è perfetto per la mia pelle, ma anche per quelle più mature, con tendenza a macchiarsi. Composto da estratti di aloe vera, betaglucan, acido ialuronico e estratto di lumaca, il toner mi lascia la pelle morbida e (miracolo!) idratata. Senza irritarla!

Come si usa: deve essere applicato dopo la Schiuma Detergente, sulla pelle ben asciutta. Tamponatelo con la punta delle dita o con un dischetto di cotone. Attendete che si assorba bene prima di stendere una buona dose di crema (io, per esempio, uso la Dior Hydra Life, crema sorbetto fresca e idratante).
Non contiene: parabeni, olii minerali, alcol, difenilchetone, steroidi, conservanti chimici, fragranze artificiali e coloranti.
Quanto costa: 21,99 €

Prossimamente testerò anche due tipologie differenti di maschere, una per la notte, ricca e nutriente, e una per il giorno, con filtro protettivo e riequilibrante, e una crema sorbetto detergente. Vedremo se anche questi prodotti si dimostreranno all’altezza delle aspettative.

Al momento i prodotti MiiN possono essere acquistati solo sul loro sito, ma presto saranno aperti dei punti vendita anche in Italia. Per maggiori informazioni, visitare il sito MiiN Cosmetics.

 

 

 

 

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E gira, gira l’elica…

Sono passati ormai 33 anni da quando ho visto l’ultima volta mio nonno Andrein. Tanti, troppi. Anni che, dopo essere trascorsi, ti lasciano in bocca il sapore dei ricordi che dopo un po’ sono destinati a svanire. E’ normale, dicono. Fisiologico. Il dolore poco a poco diminuisce fino a diventare più un’idea che una sensazione vera e propria.

hqdefaultNon posso dire che non sia così. Ma alcuni sentimenti li ho ancora ben vividi, impressi nella mente e nei sogni. Come la tenerezza. Sono stata la prima nipote. Un privilegio che nessuno mai potrà togliermi o arrogarsi il diritto di rubarmi. Mio nonno credo che impazzì quando arrivai nella vita della famiglia.

Non solo perché fui la prima, ma anche perché immagino che con me potesse finalmente lasciarsi andare a gesti di dolcezza e tenerezza che, di base, ai tempi non erano “opportuni”. Io me lo ricordo bene, mio nonno. Mi prendeva in braccio, mi raccontava storie, cantava le canzoni di guerra della folgore.

Essendo lui stesso stato uno di loro e avendo perso un fratello in guerra, quelle canzoni avevano un po’ il sapore di un inno di famiglia. E poi faceva magie. No, non scherzo. Le faceva proprio. Immagino fosse solo un abilissimo prestigiatore ma, per una bambina di 4 anni, il trucco se c’era non si vedeva proprio.

La formula magica era sempre quella “fatina, fatina, fai venire una caramella per la mia bambina”, recitata con le mani appoggiate l’una sull’altra sul tavolo. E lì, dove prima non c’era nulla, spuntava di volta in volta un dolce diverso. E io mi sentivo felice in un modo che non è facile da spiegare.

Mio nonno Andrein era, con tutti, un uomo burbero, dai modi schivi e sempre lievemente accigliato. Con me no. Io ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscere l’altro lato del nonno. Quello buono, affettuoso, gentile, paziente. Non ricordo una sola volta in cui il nonno mi abbia sgridato.

Probabilmente di occasioni ce ne sono state, eccome. Ma il tempo è un ottimo rimedio anche per questo: più passa, più ti lascia addosso come una calda coperta solo la parte migliore. Qualsiasi essa sia.

Ciao nonno Andrein, oggi voglio ricordarti così, con il viso rugoso a scrutarmi, io seduta sulle tue ginocchia e tu che canti “della Marina ce ne freghiamo, perché dall’alto la bombardiamo! E gira gira l’elica, romba il motor, questa è la bella vita, la vita bella dell’aviator!”.

 

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Com’erano belli i bei tempi…

reflexiones-para-suspirar_Ieri pomeriggio a casa è passato il Parroco del paese per la benedizione natalizia. E’ un qualcosa che, dove abitavo prima, non succedeva più da decenni. E ha scatenato in me mille ricordi di quando ero piccola. Chissà se anche a voi capitava, di quando in quando, di sentire la voce dell’arrotino o del vetraio che, ogni sabato mattina, passava nelle vie della città proclamando a gran voce i propri servizi? Io ricordo molto bene sia l’uno che l’altro, ma ho anche un’immagine vivissima nella mia mente dell’impagliatore: un signore bassetto e tozzo che, sedia con sedile di paglia a tracolla come una borsa, passava su e giù per la strada proponendo di aggiustare le sedute.

Che c’entrano con la benedizione natalizia? In effetti nulla, ma sono ricordi della mia infanzia che mi hanno regalato alcuni minuti di dolcezza amara, ripensando ai bei tempi andati che non torneranno mai più. Per rimanere in tema, però, ho poi vissuto un flashback in linea con il periodo pre-natalizio. Suppongo che sia un ricordo comune a tutti noi quello dello zampognaro che, nelle settimane precedenti l’Avvento, si piazzava nella via centrale del paese riempiendo l’aria di motivi come Tu scendi dalle stelle…

Non so a voi, ma a me faceva tanta tenerezza. Ricordo il signore che suonava in Via Cavour a Bra, vestito nel costume tipico. Le dita intirizzite per il freddo (allora sì che a dicembre il clima era rigido!), lo strumento che suonava senza sosta, il piattino di latta appoggiato ai piedi per raccogliere le sporadiche offerte che i passanti gli lasciavano, spesso malvolentieri. Poi, ad un certo punto, non è venuto più. E il Natale non è più stato così bello come un tempo.

E poi ancora il venditore di caldarroste col suo fornelletto acceso, gli scoppiettii allegri, i cartocci di fianco dove infilare le castagne pronte per essere sgranocchiate. La faccia truce di chi adempie un compito che vorrebbe evitare, il saluto asciutto, mai un sorriso. Non era facile, allora, essere un venditore di sogni ed emozioni e delizie per strada. Come non lo è ora. E infatti queste figure, fatta eccezione per chi vende caldarroste e te le spaccia per veri Marroni di Cuneo anche quando non lo sono, non esistono più.

O per lo meno io non mi ci sono più imbattuta. Eh sì, com’erano belli i bei tempi per chi, come me, guarda all’oggi con un velo di malinconia.